L’inquinamento dell’aria non si vede, ma quando è elevato si sente… sulla salute!
Anche per il 2017, l’inquinamento atmosferico rimane il principale fattore di rischio ambientale per la salute in Europa. È quanto emerge dall’ultimo rapporto sulla “Qualità dell’Aria in Europa” redatto dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (AEA). Nonostante un leggero miglioramento delle concentrazioni di inquinati atmosferici, i loro effetti sulla salute restano significativi: si pensi che il PM 2,5 è responsabile di circa 467.000 decessi prematuri in 41 paesi nel 2013. Ad impattare sono l’inquinamento prodotto dal trasporto veicolare e le emissioni prodotte da attività industriali ed edifici residenziali e commerciali.
Se si pensa di essere protetti in casa, niente di più sbagliato. Alberto González Ortiz, esperto di qualità dell’aria per AEA afferma “Le stufe a legna e i camini sono un problema maggiore di quanto si pensi, in particolare in inverno: sono molto utilizzati, soprattutto nell’Europa orientale e settentrionale, ed emettono grandi quantità di PM2,5. Ogni tipo di combustibile per il riscaldamento di edifici residenziali, commerciali e istituzionali rappresenta in effetti la principale fonte di emissione di PM2,5. A livello europeo, più della metà del PM2,5 totale proviene dagli impianti di riscaldamento. Un altro problema in inverno può essere che, in presenza di tempo stabile e non perturbato, la maggior parte di queste emissioni tendono a rimanere in sospensione nell’aria vicino al suolo a causa dell’inversione termica, che blocca l’aria fredda negli strati più bassi dell’atmosfera. L’aria fredda, che è più densa, impedisce il rimescolamento e la dispersione delle emissioni verso l’alto nell’atmosfera, e così gli inquinanti rimangono in prossimità del suolo”.
Cosa fare dunque? “Bisogna aumentare la consapevolezza che dovremmo apportare nel nostro stile di vita dei cambiamenti sostanziali per garantire un futuro sostenibile e assicurarci il benessere nel lungo periodo”, suggerisce Hans Bruyninckx, direttore esecutivo di AEA, “in quanto Il nostro modello di utilizzo delle risorse non è sostenibile. Consumiamo ed estraiamo più materie prime di quante il nostro pianeta ne possa fornire nel lungo periodo. Entro il 2050, nel mondo ci saranno 6-7 miliardi di consumatori della classe media che eserciteranno una maggiore pressione sui consumi e sull’ambiente. Il nostro tenore di vita moderno comporta comodità sempre crescenti, che hanno un costo. L’Unione Europea, con altri paesi in tutto il mondo, sta compiendo notevoli progressi nella lotta ai cambiamenti climatici grazie alla riduzione delle emissioni di carbonio. Abbiamo dimostrato che la limitazione delle emissioni non pregiudica la crescita economica: è vero caso mai il contrario. Dal 1990, a fronte di una riduzione dei gas a effetto serra pari al 24 %, il prodotto interno lordo dell’UE è aumentato del 50 %. Molte più persone stanno facendo la loro parte con l’uso in comune dell’automobile (car sharing), la riduzione del consumo energetico o il riciclaggio e la raccolta differenziata dei rifiuti domestici. Sono tutte iniziative valide, ma sappiamo che queste misure non saranno sufficienti per garantire un futuro a basse emissioni di carbonio o il conseguimento dell’obiettivo a lungo termine dell’Unione Europea di “vivere bene entro i limiti del nostro Pianeta”.
La soluzione? Il pacchetto sull’economia circolare, presentato dalla commissione europea nel 2015 e che si sta diffondendo come concetto/trend sempre più fra la popolazione, con azioni studiate per portare vantaggi all’ambiente e all’economia e mirate a mantenere il più a lungo possibile nel ciclo economico i materiali e il relativo valore, riducendo gli sprechi, promuovendo il risparmio energetico e limitando le emissioni di gas serra.
E proprio in questa aria di cambiamento trovano spazio nuove consapevolezze anche in Italia che vedono il cittadino sempre più preoccupato per l’ambiente come da una ricerca curata da Eumetra di Renato Mannheimer e presentata in occasione del terzo Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile 2017 presentato da LifeGate in cui emerge che gli italiani ritengono “più preoccupante e rilevante” (79%) l’allarme smog nelle grandi città dell’allarme terrorismo (63%) o dell’emergenza migranti (51%).
Per Hans Bruyninckx (direttore esecutivo AEA) quello che ci riserva il futuro è chiaro: “Tutti noi dobbiamo fare la nostra parte nel sostenere la transizione verso un’economia circolare. È essenziale che tutti disponiamo delle informazioni e delle soluzioni giuste per compiere il grande passo. Ma è anche chiaro che, in assenza di innovazioni e tecnologie dirompenti per accelerare lo spostamento verso l’economia circolare e a basse emissioni di carbonio, tutto questo non succederà”.
Guarda l’intervista fatta ad Alberto González Ortiz, esperto di qualità dell’aria per AEA