La commissione europea sgrida l’Italia: superati i valori limite di smog di PM10 in Piemonte Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna.

Le Regioni rispondono siglando un accordo in occasione del G7 a Bologna con il Ministro dell’Ambiente.

Complesso è il rapporto fra commissione europea ed Italia in materia ambientale.  La procedura di infrazione iniziata nel 2014 contro il nostro paese è arrivata ad una seconda fase a febbraio 2017: per oltre 7 anni abbiamo superato i valori limite giornalieri ed annuali di particolato PM10 in diversi centri urbani delle regioni Veneto, Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna.

Diversi i soggetti entrati in campo a sostegno della salvaguardia del nostro territorio.

Secondo il WWF, organizzazione internazionale non governativa di protezione ambientale “Siamo al paradosso: l’Unione Europea è costretta a ricordare ad amministratori locali e regionali, nonché al governo italiano, che l’inquinamento dell’aria da polveri sottili (Pm10) sta provocando enormi impatti sulla salute dei cittadini italiani – dice il Wwf. – Per il Wwf la salvaguardia della salute dei cittadini italiani dovrebbe essere la prima preoccupazione di governi nazionali, regionali e locali, mentre mancano ancora serie politiche di sistema per affrontarne e abbatterne le cause, dal traffico all’energia e al riscaldamento. È necessario un provvedimento quadro che assegni target e compiti alle singole amministrazioni: un provvedimento concepito, da subito, in modo integrato con le politiche di de carbonizzazione”.

Entra in gioco anche la Coldiretti, che lancia una proposta: “Bisogna intervenire – hanno spiegato i rappresentanti dei coltivatori diretti -, in modo strutturale per combattere lo smog con un bonus fiscale verde per favorire la diffusione di parchi e giardini in città capaci di catturare le polveri e di ridurre il livello di inquinamento.

Secondo l’analisi della Coldiretti, le metropoli italiane hanno una ridotta disponibilità di spazi verdi che concorrono a combattere le polveri sottili e gli inquinanti gassosi, che va dagli appena 15,9 metri quadrati di verde urbano per abitante a Roma ai 17,2 di Milano fino a 21 di Torino.

Una pianta adulta – sottolinea la Coldiretti – è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili, un ettaro di piante elimina circa 20 chili di polveri e smog in un anno. Da qui la richiesta di misure di defiscalizzazione degli interventi su giardini e aree verdi, cosiddetto “bonus verde” da realizzare con un meccanismo simile a quello previsto per il risparmio energetico, le abitazioni, i mobili o gli elettrodomestici”.

Non è tardata la risposta del nostro governo italiano che in occasione del G7 tenutosi a Bologna a giugno 2017 ha siglato un accordo firmato dal ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, e dai presidenti delle Regioni Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, e Piemonte, Sergio Chiamparino; e dagli assessori all’Ambiente della Lombardia, Claudia Terzi, e del Veneto, Gianpaolo Bottacin. Presenti gli assessori regionali all’Ambiente dell’Emilia-Romagna, Paola Gazzolo, e del Piemonte, Alberto Valmaggia.

Che cosa prevede l’accordo :

Gli impegni delle Regioni

Eco-bonus per la sostituzione dei veicoli più inquinanti

Sarà promossa a livello regionale, mediante la concessione di contributi, la sostituzione dei veicoli più inquinanti soggetti alle limitazioni con mezzi a basso impatto ambientale, come i veicoli elettrici, ibridi elettrico-benzina, monovalenti, metano e Gpl, Bifuel benzina/metano e benzina/Gpl. Le singole Regioni approveranno i bandi per la concessione degli eco-bonus, sostenuti con contributi statali fino a 8 milioni di euro complessivi.

Le misure strutturali

Le Regioni si impegnano a realizzare una serie di interventi a lungo termine. Tra questi: nuove infrastrutture per la distribuzione di carburanti alternativi e per la mobilità ciclo-pedonale nelle aree urbane; una regolamentazione omogenea per l’accesso alle zone a traffico limitato; la promozione del car-sharing con auto alimentate con carburanti alternativi; l’uso di fonti rinnovabili diverse dalla combustione delle biomasse. Sarà poi vietato installare impianti di riscaldamento alimentati a biomassa con prestazioni emissiva inferiore alla classe “3 stelle” (“4 stelle” entro il 2020) e usare generatori con una classe di prestazione emissiva inferiore a “2 stelle” (“3 stelle” entro il 2020), mentre sarà reso obbligatorio l’utilizzo di pellet certificati.

Le buone pratiche agricole

I Piani di qualità dell’aria delle Regioni sosterranno interventi per la riduzione delle emissioni prodotte dalle attività agricole (tra cui la copertura delle vasche di stoccaggio di liquami, una corretta modalità del loro spandimento e dell’applicazione dei fertilizzanti), mentre sarà definita con il Ministero dell’Ambiente una proposta riguardante i requisiti generali per l’autorizzazione integrata ambientale delle attività di allevamento zootecnico. Tali interventi saranno sostenuti con contributi statali fino a 8 milioni di euro complessivi.

Le limitazioni alla circolazione dei veicoli dal 1^ ottobre al 31 marzo di ogni anno

Dal 1^ ottobre 2018, i Piani per la qualità dell’aria delle quattro Regioni del bacino padano prevedranno la limitazione della circolazione dal 1^ ottobre al 31 marzo, dal lunedì al venerdì e dalle ore 8,30 alle ore 18,30, per le autovetture e i veicoli commerciali di categoria N1, N2 e N3 ad alimentazione diesel fino all’Euro 3. La limitazione sarà estesa agli Euro 4 entro il 1^ ottobre 2020 e agli Euro 5 entro il 1^ ottobre 2025. Le misure riguarderanno le zone urbane dei Comuni con più di 30.000 abitanti, nelle aree di superamento dei valori di PM10 o del biossido di azoto, NO2.

Gli impegni del Ministero dell’Ambiente

16 milioni di euro per la sostituzione dei veicoli inquinanti e per ridurre le emissioni da attivitàagricole e zootecniche.

Il Ministero si impegna a contribuire con risorse fino a un massimo di 4 milioni di euro per ogni Regione per sostenere interventi di sostituzione dei veicoli più inquinanti (8 milioni) e di riduzione dell’inquinamento prodotto dalle attività agricole e zootecniche (8 milioni). Inoltre, sono al vaglio misure sulle tasse automobilistiche, in funzione del potere inquinante del veicolo utilizzando il criterio del bonus-malus, e misure anche di carattere legislativo per accelerare, nel medio periodo, la progressiva diffusione di veicoli a basse o nulle emissioni, in sostituzione delle tecnologie tradizionali come i diesel.

Le misure temporanee in caso di accumulo continuativo degli inquinanti

L’accordo fissa modalità comuni di individuazione e contrasto delle situazioni di accumulo degli inquinanti atmosferici con particolare riferimento al PM10. Sono stabiliti due livelli di allerta: il primo in seguito al superamento del valore limite di PM10 giornaliero per 4 giorni continuativi e il secondo per 10 giorni consecutivi. Ai livelli di allerta sono associate misure temporanee da attivare prioritariamente nelle aree urbane dei Comuni con popolazione superiore a 30.000 abitanti nei quali opera un servizio di trasporto pubblico locale. Le misure temporanee di 1^ livello riguardano: l’estensione della limitazione della circolazione a ulteriori categorie di veicoli diesel rispetto a quanto già previsto dal lunedì al venerdì (cioè alle autovetture fino a diesel Euro 4 e ai veicoli commerciali fino al diesel Euro 3); il divieto di utilizzo di stufe alimentati a biomassa legnosa (in presenza di impianto di riscaldamento alternativo) con prestazioni energetiche ed emissive inferiori alla classe “3 stelle”; il divieto di qualsiasi tipologia di combustione all’aperto (come falò, barbecue e fuochi d’artificio); il limite a 19°C (con tolleranza di 2°C) per le temperature medie nelle abitazioni e spazi ed esercizi commerciali; il divieto per tutti i veicoli di sostare con il motore acceso; il divieto di spandimento dei liquami zootecnici; l’invito alle amministrazioni di introdurre agevolazioni tariffarie sui servizi locali di trasporto pubblico; il potenziamento dei controlli con particolare riguardo al rispetto delle limitazioni alla circolazione veicolare, di utilizzo degli impianti termici a biomassa legnosa, di combustioni all’aperto e spandimento dei liquami. Le misure temporanee di 2^ livello (aggiuntive rispetto a quelle del 1^) prevedono un’ulteriore estensione delle limitazioni per i veicoli commerciali diesel fino all’Euro 4 e il divieto di utilizzo di stufe alimentate a biomassa legnosa (sempre in presenza di impianto di riscaldamento alternativo) con prestazioni energetiche ed emissive inferiori alla classe “4 stelle”. Anche la comunicazione dei diversi livelli di allerta e delle relative misure troverà modalità comuni per l’informazione ai cittadini, grazie alla collaborazione delle agenzie ambientali regionali.

Soddisfazione generale, quella dimostrata dalle regioni che hanno siglato l’accordo, come afferma l’assessore regionale all’ambiente del veneto Gianpaolo Bottacin che ha evidenziato che con questo accordo il Veneto insieme alle altre Regioni ha ottenuto dal ministro l’impegno a ridurre il prezzo di benzina, gpl e metano a scapito del diesel per favorire i veicoli meno impattanti in termini di emissioni, come avviene in molte altre nazioni europee. Tuttavia l’assessore ha stigmatizzato anche il fatto che l’Europa è assolutamente schizofrenica nelle sue azioni. Uno degli esempi è che l’UE ha imposto incentivi sugli impianti a biomasse legnose ma ora questi impianti sono i principali responsabili del pm10 in Veneto ma l’Europa non può sanzionarli.  L’assessore ha rilevato con soddisfazione anche l’impegno espresso oggi del ministro di andare in Europa insieme alle Regioni del bacino padano a dire che non ci devono essere sanzioni per l’Italia: “questo – ha concluso – perché da noi le cose le stiamo facendo e i dati dimostrano un miglioramento dell’aria, che continueremo a perseguire anche in futuro”.

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Per approfondimenti : STRATEGIE EUROPEE E SCENARI ATTUATIVI IN EUROPA – ECOSCENZA anno 2017- num 1